Razzismo sistemico: 3 libri per capirlo meglio

Razzismo sistemico: 3 libri per capirlo meglio

Razzismo sistemico, istituzionale e strutturale sono concetti che negli ultimi anni vi sarà capitato di sentire spesso. Ma, per chi non si occupa quotidianamente di questioni razziali, possono essere difficili da afferrare. Ho pensato allora a 3 libri che potessero aiutarvi a fare un po’ di chiarezza.
Nessuno dei titoli che vi propongo è stato tradotto in italiano (sigh!), ma sono tutti di facile lettura.

La definizione di razzismo strutturale, di Ijeoma Oluo

Ijeoma Oluo, prima del libro, ha ottenuto grande visibilità grazie al profilo che aveva fatto a Rachel Dolezal su The Stranger. Se non conoscete questa storia, vi consiglio di andarla a rileggere perché paz-zes-ca.
La Oluo ha iniziato a occuparsi di razzismo strutturale trasformando il suo food blog in un raccoglitore di riflessioni sulla razza. Blog di cui questo libro sembra un’estensione.

So you want to talk about race è una guida diretta e no-nonsense per capire la complessità della questione razziale negli Stati Uniti. Ha un approccio pratico, spesso si rivolge direttamente al lettore (sia bianco che nero) e il titolo di ogni capitolo è una domanda a cui l’autrice cerca di rispondere. What is racism? What is cultural appropriation?
Se alcuni capitoli sono completi e strutturati molto bene, altri (come Why I can’t say the “N” word?) non mi hanno convinta molto.
Invece avrei voluto che si soffermasse di più su alcune tematiche. Ijeoma Oluo è figlia tra l’altro di una madre bianca e di un padre nero, e nel libro esplora brevemente la problematicità dello spiegare il suo lavoro e il suo punto di vista alla madre. In altro punto tocca appena il paragone tra la borghesia afroamericana e i neri dei quartieri popolari.

Il grande limite di questo libro, per me, è che in alcuni passaggi ci si trova ad empatizzare, ma non a capire in maniera razionale. Invece io penso che il razzismo e l’antirazzismo contemporaneo possano essere spiegati in una prospettiva analitica e non solo emotiva.
Il pregio è proprio il linguaggio: è un libro franco, senza troppi sofismi. Arriva dritto alla risposta che si prepone di dare senza troppi giri di parole. È molto americano, per certi versi, e per questo l’ho apprezzato moltissimo.

Il razzismo sistemico è un ingranaggio che funziona, che noi tiriamo le leve o meno. Ma lasciando che funzioni, siamo responsabili di ciò che produce.

So you want to talk about race, Ijeoma Oluo

Perché non parlo più di razza con persone bianche, di Reni Eddo-Lodge

Come Ijeoma Oluo, anche Reni Eddo-Lodge arriva a scrivere Why I’m no longer talking to white people about race dopo una lunga esperienza di blogging, e in particolare dopo aver pubblicato un post che si intitolava proprio come il suo esordio.
La prima differenza rispetto alla Oluo è che questo libro è legato all’esperienza inglese.

Ma Eddo-Lodge è anche una giornalista, e leggendo il libro lo si intuisce chiaramente. Il suo approccio è prima di tutto di indagine storica e sociale, mentre l’esperienza personale è un pretesto di contorno. È forse anche per questo che i contenuti mi sono sembrati più interessanti rispetto a quelli della Oluo. Qui emerge meglio la struttura sistematica del razzismo: si racconta il rapporto dell’Inghilterra con le prime comunità nere, spiga l’impatto della sus law prima, e dello stop and search dopo, nelle relazioni tra polizia e neri. Racconta anche importanti capitoli della storia delle comunità nere inglesi, che sicuramente non si trovano nei libri di scuola.

Mentre si può leggere So you want to talk about race per avere un’idea del razzismo contemporaneo e familiarizzare con delle buone pratiche per combatterlo, Why I’m no longer talking about race è sicuramente meno semplice da leggere — è più un saggio che una guida. Probabilmente lo consiglierei solo a qualcuno che voglia conoscere l’argomento in-depth.

Ho deciso di usare la parola strutturale invece di istituzionale perché fa riferimento a spazi che sono più ampi delle nostre più tradizionali istituzioni.

Why I’m no longer talking about race, Reni Eddo-Lodge

Come essere antirazzista, secondo Ibram X Kendi

Ibram X Kendi è un addetto ai lavori, ricercatore specializzato in questioni razziali e storia. Con How to be an antiracist affronta il tema in chiave introspettiva, partendo dalla confessione di essere stato a sua volta razzista, omofobo e pure sessista.

È un memoir in cui Kendi analizza l’idea di una società divisa in razzisti e antirazzisti raccontando la sua personale evoluzione. Lo seguiamo da ragazzino che tiene un discorso sui cattivi comportamenti dei giovani neri, agli anni del college quando diventa anti-white, fino al passaggio finale ad antirazzista consapevole.

Ero indecisa se inserire proprio questo titolo in questo post. Tanto per cominciare perché la scelta del nome mi fa alzare un sopracciglio: niente di buono può uscire da un libro che vuole insegnarti come diventare qualcuno. Poi perché mi pare che Kendi abbia raccontato il razzismo concludendo poco: alcuni capitoli, come quello sul capitalismo (“Il capitalismo è essenzialmente razzista”, scrive in un passaggio) mi sembrano particolarmente deboli; il linguaggio, in alcuni punti, mi sembra che strida (retorica della “strong black woman”).

Nonostante il background dell’autore, How to be an antiracist è però lontano dall’essere un manuale sulla razza. Anzi, la scrittura biografica lo rende una lettura non troppo impegnativa. Certo, non è scorrevole quanto quello della Oluo, ma è anche un buon punto di partenza per scoprire altri intellettuali afroamericani, pietre miliari della questione razziale, come W.E.B. Du Bois che ho trovato citato in diversi punti.

Essere un antirazzista richiede una persistente autoconsapevolezza, una costante autocritica e un regolare esame di coscienza.

How to be an antiracist, Ibram X Kendi

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